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L’Europa ha il suo manifesto per le startup

“Digital technology is the future. The future for our society. And the future for an enterprising economy”. (Neelie Kroes, Commissario Europeo per l’Agenda Digitale). Secondo uno studio condotto da Boston Consulting Group, il vero perno della ripresa economica del Vecchio Continente risiede nel settore digitale: nei prossimi 5 anni, infatti, l’Internet economy crescerà, nei Paesi del G20, ad un tasso annuo dell’8% .Nei Paesi in via di sviluppo il tasso di crescita sfiorerà addirittura il 18%. Il settore digitale, dunque, si configura come il migliore antidoto alla crisi economico-occupazionale che dal 2008 investe l’Europa: laddove i …

L’Europa ha il suo manifesto per le startup

startup-manifesto“Digital technology is the future. The future for our society. And the future for an enterprising economy”. (Neelie Kroes, Commissario Europeo per l’Agenda Digitale).

Secondo uno studio condotto da Boston Consulting Group, il vero perno della ripresa economica del Vecchio Continente risiede nel settore digitale: nei prossimi 5 anni, infatti, l’Internet economy crescerà, nei Paesi del G20, ad un tasso annuo dell’8% .Nei Paesi in via di sviluppo il tasso di crescita sfiorerà addirittura il 18%.

Il settore digitale, dunque, si configura come il migliore antidoto alla crisi economico-occupazionale che dal 2008 investe l’Europa: laddove i governi e le imprese appartenenti ai settori tradizionali hanno fallito, il settore digital riesce a creare nuove opportunità di lavoro e a consentire ai giovani europei di non fuggire all’estero. In questo quadro si inserisce l’iniziativa della Commissione Europea “Startup in Europe, Stay in Europe”, all’interno della quale si colloca anche la creazione dello “Startup Europe Leaders Club” , gruppo indipendente di fondatori di startup web europee di successo che si propongono come modello per gli imprenditori europei. Ne fanno parte: Zaryn Dentzel (fondatore e CEO di Tuenti, il più grande social network ‘solo su invito’ spagnolo, con oltre 12 milioni di utenti); Daniel Ek (imprenditore ‘seriale’ e co-fondatore di Spotify); Kaj Hed (presidente del di Rovio, editore di Angry Birds); Lars Hinrichs (fondatore e CEO di HackFwd, società di investimento progettata per supportare gli sviluppatori di software in Europa); Martin Lorentzon (co-fondatore di Spotify); Joanna Shields (Ceo di Tech City); Reshma Sohoni (Partner di Seedcamp); Boris Veldhuijzen van Zanten (imprenditore internet seriale, co-fondatore di PressDoc e TwitterCounter); Niklas Zennström (co-fondatore di Skype, Kazaa, Joltid e Joost).

A marzo 2013 Neelie Kroes ha voluto che i ragazzi dello Startup Europe Leaders Club redigessero un manifesto per la crescita economica: attualmente sono state identificate 22 azioni utili per conferire alle imprese europee maggiori possibilità di successo.

Il manifesto si struttura in sei sezione, a ciascuna delle quali corrispondono determinate azioni.

1^ Sezione: Formazione e Competenze

Secondo la Commissione Europea è necessario che ogni bambino acquisisca adeguate competenze in ambito tecnologico. Pertanto bisogna realizzare queste azioni:

– Sensibilizzare gli insegnanti all’utilizzo nella didattica delle ICT;

– Insegnare e trasmettere ai bambini il valore della imprenditorialità;

– Incoraggiare gli studenti universitari ad avviare una attività di business prima della conclusione dell’iter accademico;

– Preparare i neo-laureati ad affrontare un mondo del lavoro diverso da quello studiato sui libri universitari;

– Incoraggiare le grandi imprese a condividere i propri programmi di formazione con un pubblico più vasto.

2^ Sezione: Accesso al Talento.

Vi è in Europa un costante divario tra le esigenze dei datori di lavoro e le competenze dei dipendenti. Molti datori di lavoro hanno difficoltà nel trovare dipendenti talentuosi, molti aspiranti imprenditori preferiscono cercare la fortuna fuori dai confini europei. Bisogna, dunque, cercare dei punti di convergenza tra questi due fenomeni attraverso le seguenti azioni:

– Trasformare l’Europa in un luogo dove i talenti più qualificati possano avviare un’impresa o trovare lavoro mediante lo Startup VISA pan-europeo;

– Agevolare le aziende nella assunzione di personale estero;

– Agevolare il turnover dei dipendenti;

– Impedire la fuga dei cervelli.

3^ Sezione: Accesso al Capitale.

Vi è in Europa una diminuizione degli investimenti, per questo è necessario:

– Aumentare gli investimenti privati e istituzionali in startup;

– Facilitare le imprese in crescita nell’accesso Consentire alle piccole imprese l’accesso agli appalti pubblici;

– Istituire una E-corp, modello di società cross-europeo;

– Tassare il diritto di opzione sulle azioni(share option) come utile di capitale(puoi lasciare anche capital gain) e non come profitto.

4^ Sezione: Protezione dei dati:

Se da un canto è necessario aggiornare la legislazione vigente sulla privacy in modo da poter tutelare maggiormente imprese e consumatori, dall’altro è urgente che le PA diffondano i propri dati, al fine di ridurre i costi e offrire ai cittadini servizi più efficienti. Pertanto, è necessario:

– Rivedere le norme che regolano la protezione dei dati personali;

– Eliminare l’obbligo per gli Internet Provider di fare lo storage dei dati in quel dato Paese;

– Rendere pubblici i dati della PA;

– Digitalizzare la PA, al fine di ridurre i costi e offrire servizi migliori ai cittadini.

5^ Sezione: Leadership.

E’ necessario rivedere il concetto di successo e istituire, sia a livello locale sia a livello europeo, un “digital champion”. Il manifesto auspica a tal proposito di:

– Cambiare la mentalità europea nel definire il successo;

– Nominare un responsabile Digital Officer in ogni Paese europeo;

– Creare un repository di “best practices”;

– Realizzare un Digital Forum Europeo.

Salvo Mizzi, tra i primi firmatari del manifesto, e fondatore di Working Capital, è tra i principali sostenitori della adozione dello Startup VISA anche in ambito italiano e europeo, in quanto convinto che la ricchezza di una nazione risiede non solo nella sua capacità di attrarre capitali, ma anche talenti.
Come ha più volte ripetuto, “Il 52% delle startup USA vengono fondate da immigrati”.

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