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Facebook non sarà più lo stesso: i 4 criteri alla base del nuovo algoritmo di Zuckerberg

Nel 2006, due anni dopo la sua nascita, Facebook introdusse il News Feed, il rullo di notizie che ogni utente vede in homepage. La novità inizalmente non venne compresa dagli utenti, che non erano abituati a veder emergere con tale facilità la quotidianità raccontata dai propri amici, senza andare a sbirciare ogni singolo profilo. Pian piano gli utenti impararono a capire come proteggere la propria privacy e a godere degli effetti positivi della feature. Ma il meccanismo di funzionamento del News Feed è sempre rimasto oscuro. Almeno fino a qualche mese fa quando Facebook ha iniziato a rilasciare qualche informazione in …

Facebook non sarà più lo stesso: i 4 criteri alla base del nuovo algoritmo di Zuckerberg

Nel 2006, due anni dopo la sua nascita, Facebook introdusse il News Feed, il rullo di notizie che ogni utente vede in homepage. La novità inizalmente non venne compresa dagli utenti, che non erano abituati a veder emergere con tale facilità la quotidianità raccontata dai propri amici, senza andare a sbirciare ogni singolo profilo. Pian piano gli utenti impararono a capire come proteggere la propria privacy e a godere degli effetti positivi della feature.

Ma il meccanismo di funzionamento del News Feed è sempre rimasto oscuro. Almeno fino a qualche mese fa quando Facebook ha iniziato a rilasciare qualche informazione in più dopo il roll out della nuova versione.

L’algoritmo che usa la creatura di Zuckerberg per decidere cosa mostrarci è necessario perché altrimenti saremmo esposti ad ogni accesso a circa 1.500 contenuti provenienti da amici e pagine. Dunque è semplicemente un modo per aiutarci a porre attenzione alle storie più rilevanti, non in generale, ma per ogni singolo utente. Capite bene che proporre contenuti personalizzati per un miliardo e duecento mila utenti non è cosa da poco. E, infatti, la formula è lontana dall’essere perfetta. Tuttavia può essere utile assimilare alcuni dei criteri noti sui quali si basa.

1. Affinity: riguarda il legame con chi ha scritto il post. Quanto più mostriamo di avere un rapporto stretto con un utente/pagina, tanto più vedremo le cose che scrive. L’affinità viene determinata essenzialmente da tre elementi:

– dalla lista nella quale decidiamo di mettere un amico (es. famiglia o conoscente)
– dall’attivazione del tasto “follow” (visibile sulla cover di ogni utente)
– dall’attenzione mostrata verso le notizie dei contatti, in termini di interazioni effettuate.

Secondo il nuovo meccanismo detto “Last Actor“: sarà dato peso alle 50 interazioni più recenti in modo da privilegiare successivamente i contenuti provenienti dagli “attori” (amici o pagine) con i quali si è interagito più frequentemente nel recente passato.

Ma per aiutare il sistema a capire chi v’interessa seguire, basta accedere al tool ufficiale “Organizza Amici“, poco conosciuto, ma molto utile.

2. Weight: è il peso che Facebook attribuisce ad ogni post pubblicato dagli iscritti. Quindi uno status update che riceve tanti like, commenti, condivisioni, che non è stato nascosto o segnalato come spam da tanti, ha più possibilità di comparire nella timeline. Si tratta di un criterio particolarmente importante per le aziende che gestiscono una pagina ufficiale.

3. Time Decay: dopo l’ultimo aggiornamento ha assunto minore rilevanza la freschezza del contenuto. Ciò vuol dire che le storie più vecchie, che l’utente avrebbe perduto se non fosse stato online all’atto della pubblicazione, risulteranno visibili se continuano a ricevere interazioni. Questo meccanismo detto “Story Bumping“, secondo Facebook, permetterà di vedere il 70% delle storie pubblicate (prima era solo il 57%) e si tradurrà in un aumento di like, commenti e condivisioni del 5% per i contenuti degli amici e del 8% per quelli delle pagine.

L’ultima funzione annunciata è detta “Chronological Ordering”. Consentirà di veder disposti in ordine cronologico gli status update frequenti e successivi scritti dai nostri contatti più stretti (ad esempio nel caso di numerosi commenti live ad un evento o ad una trasmissione televisiva).

4. Post Type: anche la tipologia di post scritto sembra avere una sua importanza. Facebook attribuisce un peso minore agli status update meramente testuali, mentre privilegia quelli con foto, video e link contenenti metadati. Ciò vuol dire che vengono penalizzati gli short URL; quindi conviene incollare il link intero di una notizia e aspettare che il sistema raccolga i dati contenuti nella pagina di destinazione (ve ne accorgete dal caricamento dell’immagine e del testo associati).

Una cosa fondamentale da sapere è che Facebook ha dichiarato guerra ai meme in favore dei contenuti di qualità. Uno studio su 460 milioni di “aggiornamenti di stato” ha permesso ai data scientist di Menlo Park di individuare le locuzioni più ricorrenti associate a questi messaggi ad elevata circolazione. Da “copia e incolla questo messaggio” a “usa questo messaggio come status”, passando per tutte le formule di incoraggiamento annesse come “fai like se…”. Inoltre verranno penalizzati i link a foto provenienti da siti che ospitano meme come Imgur, livememe, e makeameme.

Verranno, invece, privilegiati i contenuti provenienti da fonti autorevoli come gli editori, anche allo scopo di incoraggiarli ad usare il social network come piattaforma di breaking news.

In sintesi il consiglio alle aziende è di sforzarsi di produrre contenuti pensati per Facebook e non di usarlo come semplice discarica di link. A tutti gli altri il suggerimento di inizare a curare maggiormente la propria rete sociale al fine di estrarre più valore dalla piattaforma. Inutile prendersela con l’algoritmo se si decide di accettare l’amicizia di qualunque persona e di diventa fan di qualsiasi pagina.

18 febbraio 2014
Vincenzo Cosenza

Per questo post si ringrazia:

Che Futuro! » Agenda Digitale

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