Miscellanea

La neutralità della rete, un tema caldo per il futuro di Internet

La Commissione europea ha adottato un testo che per la prima volta si occupa – nel bene e nel male – di neutralità della rete, mentre negli Usa è entrato nel vivo lo scontro processuale tra l’operatore Verizon e l’Authority tlc Fcc proprio su questo tema. Sembra che siamo alla resa dei conti: nei prossimi dodici mesi al massimo sarà deciso il destino della forma di internet che avremo negli anni a venire. In questo tempo, infatti, si risolverà la contesa Fcc-Verizon e il testo della Commissione dovrebbe diventare legge in Europa passando da Parlamento e Consiglio Ue. Ma …

La neutralità della rete, un tema caldo per il futuro di Internet

La Commissione europea ha adottato un testo che per la prima volta si occupa – nel bene e nel male – di neutralità della rete, mentre negli Usa è entrato nel vivo lo scontro processuale tra l’operatore Verizon e l’Authority tlc Fcc proprio su questo tema. Sembra che siamo alla resa dei conti: nei prossimi dodici mesi al massimo sarà deciso il destino della forma di internet che avremo negli anni a venire. In questo tempo, infatti, si risolverà la contesa Fcc-Verizon e il testo della Commissione dovrebbe diventare legge in Europa passando da Parlamento e Consiglio Ue.

COMMISSIONE UE

Ma prima di addentrarci nella cronaca è corretto fare una cosa che non trovo fatto altrove, in questi giorni: spiegare quello di cui stiamo parlando.

Che cosa è la neutralità della rete

La definizione di Wikipedia è un po’ ostica. Io semplificherei dicendo che la neutralità della rete è il principio su cui internet si è retta finora (grosso modo, con alcune eccezioni). Cioè quello secondo cui gli operatori devono trattare il traffico in modo uguale. Lo devono trasportare – dal fornitore del servizio fino all’utente – in modo paritario, ugualitario, senza discriminazioni. Immaginiamo un giusto vigile urbano. Che cosa penseremmo di lui se facesse andare avanti i propri amici o coloro che gli danno una “mazzetta”? Che cosa succederebbe al traffico automobilistico? Su internet una cosa del genere sarebbe ancora più grave, dato che qui non sono semplici auto a circolare ma vite, espressioni, business mondiale.

Ecco, si può dire che una rete neutrale è quella in cui gli operatori non penalizzano un certo specifico servizio né accelerano altri, su internet. Ormai è consolidato che le normali pratiche di gestione della rete (rallentare per esempio il peer to peer temporaneamente per evitare la congestione di tutto) non è violazione della neutralità. Questo lo fanno tutti gli operatori e l’importante è che non esagerino, arrivando troppo spesso a rallentare (e troppo) certi servizi, al punto da scoraggiarne l’utilizzo da parte degli utenti. Si può discutere invece se sia violazione della neutralità bloccare l’accesso ad alcuni siti su ordine della magistratura. Io mi accodo a quelli che ritengono censura bloccare l’Ip di un sito: equivale a troncare la comunicazione tra noi e quelli che scrivono su quel sito.

Le questioni in ballo in Italia e in Europa

Adesso entriamo appunto nelle questioni più controverse. Va detto che Fcc e Commissione europea stanno affrontando il tema della neutralità in modo un po’ diverso, ma entrambe dichiarano di agire per la sua tutela. Fcc nel 2011 ha vietato agli operatori di discriminare il traffico su rete fissa, mentre ha lasciato via libera su quella mobile. Oggi la Commissione vieta questo sia su fisso e su mobile. Bisogna riconoscere che il suo testo è più tutelante di quello di Fcc, anche perché è arrivato a due anni di distanza. “Il 21 per cento degli abbonati di rete fissa e il 36 per cento di quelli mobili subiscono restrizioni” (da parte degli operatori, nell’accesso ai servizi), scrive la Commissione in una guida alla comprensione delle nuove regole. “I casi più comuni sono il blocco o la restrizione del peer to peer e il VoIP”. “Non ci sono oggi regole chiare sulla neutralità della rete in Europa” (ad eccezione di Olanda e Slovenia).

Per inciso, in Italia la pratica è che gli operatori rallentano il peer to peer quando lo ritengono necessario per la qualità della rete (ma alcuni in certi casi esagerano, vedi sopra). Alcune offerte internet mobile, inoltre, non comprendono il traffico VoIP, peer to peer e tethering: non li bloccano ma li fanno pagare a parte tantissimo (di fatto è una discriminazione). Bene quindi che ci siano regole europee sulla neutralità.

Sia la Commissione sia Fcc, tuttavia, introducono una novità: i servizi “specializzati”. Consentono agli operatori di fare accordi con fornitori (immaginiamo Google, Microsoft, editori di vario tipo) per dare agli utenti servizi con qualità garantita, che viaggino quindi sulla rete con priorità, come su una corsia preferenziale. Possono essere servizi che hanno bisogno di queste garanzie di qualità (forse non ottenibili con il normale networking di internet): la trasmissione di film ad altissima definizione, di spettacoli in diretta (nessuno vuole che l’immagine rallenti al momento del gol…), servizi di telemedicina. Verizon fa battaglia perché non gli basta questo. Vuole avere la libertà di accelerare o rallentare anche i normali servizi internet.

Il nodo da sciogliere

Ma a noi interessa un punto: la semplice esistenza di questi servizi specializzati, frutto di accordi tra chi li fornisce e chi li trasporta all’utente, sono una violazione della neutralità della rete? O detta in modo più pratico: danneggiano quegli equilibri che hanno permesso finora a internet di essere una prateria dove c’era spazio per qualsiasi nuovo entrante per eccellere, senza bisogno di fare accordi con gli operatori?

Il rischio insomma è che la separazione tra questi servizi e la “normale internet” (come scrivono Fcc e la Commissione) sia artificioso. D’accordo, magari gli operatori non discrimineranno gli attuali servizi… ma internet si è sempre sviluppata grazie a servizi sempre nuovi, Skype, Youtube, Netflix…

È corretto che le prossime categorie di servizi innovativi debbano essere legati ad accordi con gli operatori? Non c’è il rischio che i big chiudano, facendo accordi tra loro, la libertà di nuovi entranti di lanciare servizi innovativi? Immaginiamo startup che magari non hanno la capacità economica di fare questi accordi (che è costoso gestire anche a livello di policy o legale con gli operatori: le startup non hanno avvocati specializzati). La Commissione scrive, nelle nuove regole, che questi servizi specializzati non devono “danneggiare sostanzialmente” quelli della nuova internet e le Autorità tlc nazionali devono vigilare a riguardo (possono persino imporre agli operatori una velocità minima garantita su specifici servizi).

Ora, tralasciamo alcune possibili obiezioni (che significa “sostanzialmente”? Se li danneggiano solo un po’ va tutto bene?); può essere un’ingenuità anche solo il fatto che la Commissione separi il destino dei “normali servizi internet” da quello dei servizi specializzati. In realtà sta mettendo da una parte gli attuali servizi e dall’altra quelli futuri. Perché quelli specializzati possono essere la futura forma di internet e non è chiaro che sia corretto affidarla tutta ad accordi di quel tipo.

Ma se dovessimo scoprire che la prossima evoluzione della rete è possibile solo grazie a una qualità garantita su tutte le tratte, dal fornitore fino all’utente (“end to end”)? Allora ci dovremo porre il problema di non chiudere la strada a nessuna azienda, grande o piccola, nota o sconosciuta, nell’accesso a questa qualità del servizio. Insomma, c’è il tema della non discriminazione nel rapporto operatore-fornitore. Ossia della neutralità della qualità del servizio. Ma né la Commissione né Fcc ancora l’hanno affrontato. Toccherà alla società civile, a noi, premere su questo tema di frontiera per tutelare la forza di internet così come l’abbiamo conosciuta finora.

Roma, 18 settembre 2013

ALESSANDRO LONGO

Per questa notizia ringraziamo:

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