Miscellanea

#chewifi Futur3: Perché il modello Trentino funziona

L’innovazione può attecchire per via traverse. Quelle che non ti aspetteresti. Soprattutto se è animata da un sogno inaudito: coprire tutti con una rete Wi-Fi gratuita. Ma “tutti” è un concetto relativo, che ha il vizio di espandersi man mano che i sogni diventano realtà prima e poi storia personale da cui ci si affaccia verso il futuro. Così Futur3 voleva coprire tutto il Trentino e ora mira a tutta l’Italia: 8 mila punti Wi-Fi entro il 2013, dagli attuali 2.800, e poi 25 mila nel 2014. Ha cominciato come il sogno un po’ di bislacco di un giovane, Massimiliano …

#chewifi Futur3: Perché il modello Trentino funziona

L’innovazione può attecchire per via traverse. Quelle che non ti aspetteresti. Soprattutto se è animata da un sogno inaudito: coprire tutti con una rete Wi-Fi gratuita. Ma “tutti” è un concetto relativo, che ha il vizio di espandersi man mano che i sogni diventano realtà prima e poi storia personale da cui ci si affaccia verso il futuro.

Così Futur3 voleva coprire tutto il Trentino e ora mira a tutta l’Italia: 8 mila punti Wi-Fi entro il 2013, dagli attuali 2.800, e poi 25 mila nel 2014. Ha cominciato come il sogno un po’ di bislacco di un giovane, Massimiliano Mazzarella, che a 19 anni, nel 1997 lavorava nella ditta del padre come assemblatore di pc. E che poi arriva ad assumere- come primo dipendente- lo stesso padre in Futur3. Azienda ora con 350 mila utenti Wi-Fi registrati, 1,3 milioni di euro previsti nel 2013, anno del break even. Contro i 500 milioni di euro del 2012.

Un inizio quasi per caso. «Nel 2002, per gioco e per incoscienza, mi candidai e venni eletto nel Gruppo Giovani Imprenditori del Terziario Confcommercio. Avevo 24 anni ed ero il più giovane. Qui conobbi le persone con cui fondai, nel 2004, Futur3: Filippo e Antonello Galli, Patrizia Comper, Antonella Erbisti, Andrea Cappelletti e Sebastiano Bee».

Le vie traverse continuano. «Inizialmente Futur3 era tutt’altro rispetto a quello che è oggi. Era nata per dare braccio operativo al Gruppo e cercare di mettere in pratica alcune delle idee che portavamo a convegni e ai politici di turno. Eravamo un gruppo eterogeneo, peraltro. Uno che lavorava nell’arredamento, uno nella consulenza, una era orefice, un’altra si occupava di grafica aziendale e stampa e io solamente venivo dal mondo dell’informatica. Questa la cosa interessante che poteva permettere una visione laterale ad ogni progetto».

«Tra le tante idee, una la presentai io. Era quella di creare una rete Wi-Fi che coprisse tutto il Trentino… Era il 2005. La rete doveva essere gratuita e il progetto sostenersi grazie a proventi derivanti anche dalla pubblicità». Gratis con la pubblicità: un sogno antico dell’internet economy. Spesso fallito. Con Futur3 sta funzionando, anche perché l’azienda ha messo insieme diverse strade per realizzarlo.

Prima idea, «in Provincia di Trento, esisteva già allora una legge (legge unica per l’economia 6/99) che finanziava le società che investivano in ricerca e sviluppo. Pensammo che uno dei canali potesse essere quello…». Più facile a dirsi. Alla fine ci misero due anni per ottenere il finanziamento, di 2 milioni di euro, che comunque copriva solo in parte il costo di avvio. «Due anni passati a rincorrere carte, a fare presentazioni a Comuni, a incontrare assessori e dirigenti per spiegare il progetto. Era il primo progetto di ricerca su “servizi” che era stato presentato. Solitamente gli investimenti in R&D venivano fatti per sviluppare un prodotto fisico, non per comprendere un modello di business e di servizio basato sulla gratuità…Qualcosa di folle e difficilmente comprensibile da chi decideva allora». Tanti innovatori si riconosceranno in questi scogli, che amiamo definire “burocratici”, ma sono lacune culturali di un’intera classe dirigente.

Solo nel 2008 la vera partenza, proprio all’inizio della peggiore crisi economica mondiale. Mazzerella lascia il proprio lavoro di rivenditore di computer. «Quindi si parte. Nuova sede, nuove assunzioni…Il primo a essere assunto fu mio padre (all’amministrazione) e poi Filippo Giovanazzi. Un ragazzino (sei anni in meno di me) che conobbi anni prima quando comperò un PC da me».

Nel 2012 un cambio di passo. «Vogliamo consentire a chiunque di offrire una connessione Wi-Fi gratuita per i propri clienti, ma soprattutto di poter comunicare con loro tramite l’hot spot. Vendere alle aziende il solo Wi-Fi diciamo che è ormai anacronistico».

Dal portale che l’utente vede quando si connette all’hot spot gratuito, quindi, l’azienda che lo ospita può mettere pubblicità, promozioni, coupon, notizie di eventi, avere strumenti di marketing come sondaggi.

Tra i clienti, Mediaworld, Saturn, Feltrinelli, Unilever, Volkswagen. «Il 30 per cento degli utenti compila i sondaggi lanciati. La pubblicità interstiziale ha un Click through rate minimo deel 1,2%, che può superare il 4 per cento se viene pianificata e un minimo messa in relazione con la navigazione dell’utente».

Adesso quindi Futur3 guadagna sia da chi gli compra l’hot spot (compreso di installazione, di piattaforma di gestione del traffico) sia da sponsor vari interessati a raggiungere gli utenti della rete Wi-Fi. «In questo modo possiamo tenere bassi i costi degli hot spot». In futuro Futur3 continuerà a sviluppare gli strumenti marketing.

«Il mio sogno: non solo mettere un hot spot in ogni negozio e pubblico esercizio d’Italia. Ma anche far sì che gli utenti si connettano alla nostra rete non tanto per accedere a internet ma soprattutto per avere informazioni istantanee su quel negozio, leggere le promozioni in corso, scoprire gli eventi del territorio».

In questo quadro di maturazione del concetto di Wi-Fi in Italia, «il progetto CheWiFi di Chefuturo.it è valido e infatti vi aderiamo. Ma è complesso pensare ad una applicazione unica che connetta chiunque a qualsiasi rete Wi-Fi. Il problema non è certamente tecnico, ma più legato ai differenti modelli di business e, spesso, all’impossibilità di interagire tra pubblico e privato». Spiega infatti Mazzarella: «Sarei il primo a voler consentire agli utenti di una rete come FreeItalia Wi-Fi (gestita dalle pubbliche amministrazioni) di accedere alla nostra senza doversi registrare…Purtroppo però le policy non sono compatibili con chi deve poi fare del business con il proprio lavoro. Noi offriamo si un servizio pubblico, ma non siamo enti pubblici».

Roma, 5 luglio 2013

ALESSANDRO LONGO

Per questo articolo si ringrazia:

Che Futuro! » Agenda Digitale

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