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Expo, 30 milioni di extra costi e bonifiche impreviste. Ecco le incoerenze del cda

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Il Fatto Quotidiano » Expo 2015:

Expo, 30 milioni di extra costi e bonifiche impreviste. Ecco le incoerenze del cda

“Le perplessità sono tante”. E ancora: “Non ricorrono i presupposti della inevitabilità”. Eccoli tutti i dubbi che vengono fuori nel consiglio di amministrazione di Expo 2015 spa quando a novembre deve valutare gli extra costi chiesti dalla Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna (Cmc), la vincitrice del primo maxi appalto per la realizzazione dell’esposizione universale. Extra costi per oltre 30 milioni di euro, sebbene il direttore lavori del cantiere ne consideri giustificabili appena 4,3. Eppure alla fine ogni dubbio viene lasciato da parte. La Cmc, senza partecipare a una nuova gara, ottiene i soldi per lavori di bonifica e di asportazione di terre che non erano compresi nel bando. E a pagare, con ogni probabilità, saranno i cittadini, nonostante i comuni di Milano e di Rho due anni fa abbiano votato di fare ricadere i costi per decontaminare le aree dell’Expo sui vecchi proprietari dei terreni.

Ritardi, spese extra. E poi scelte che non sono chiare. Il primo appalto per l’Expo, quello per la rimozione delle interferenze, ovvero la pulitura e la preparazione dell’area a cavallo tra Milano e Rho che nel 2015 ospiterà il grande evento, è stato vinto dalla Cmc per 58,8 milioni di euro, con un ribasso del 42,83 per cento rispetto alla base d’asta di 90 milioni. Un’offerta che ha destato sin da subito i sospetti della procura di Milano, che ha aperto un’inchiesta per turbativa d’asta. Un ribasso talmente spinto che anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, dopo il primo bando, ha messo in discussione le gare con massimo ribasso. Con margini così tirati, come fa un’impresa a rientrare anche solo dei costi? Una domanda che forse si sono fatti anche alla Cmc. Un anno dopo, in ogni caso, hanno battuto cassa a Expo 2015, la società pubblica che gestisce l’evento. Una richiesta piuttosto controversa, come appare dai documenti di cui è venuto in possesso ilfattoquotidiano.it.

Cda con tanti dubbi? Fa niente, meglio dire sì
Lo scorso novembre i dirigenti e gli amministratori delegati di Expo 2015 devono decidere se concedere o meno i 30 milioni in più che la Cmc vuole per continuare i lavori. Una decisione su cui pesa il rischio che nuovi ritardi compromettano ulteriormente il rispetto dei tempi verso l’esposizione universale. La cifra che ora Cmc chiede coincide all’incirca con lo sconto offerto per aggiudicarsi l’appalto. In cda arriva anche la relazione riservata del direttore dei lavori del cantiere che giustifica appena 4,3 milioni di extra costi.

Ma la Cmc ne vuole 30 e passa. A pesare sono soprattutto i 14 milioni di euro per il trasporto in discarica delle terre e rocce di scavo, che la società Expo 2015, in quanto inquinate, ha deciso di considerare come rifiuti piuttosto che bonificare in sito. E gli oltre 3 milioni di euro imputabili alla bonifica del suolo in quattro comparti all’interno dell’area. Tutti lavori che non erano stati inseriti nel bando di gara. Alla fine i membri del cda decidono di approvare gli extra costi. Come imprevisti. Nonostante le perplessità espresse non solo dal direttore lavori, ma anche dal responsabile dell’ufficio legale della società. Che in un parere spedito al cda, riguardo ai lavori di bonifica e di asporto di terre e rocce, ammette che “non può non osservarsi che non ricorrono i presupposti della imprevedibilità e della inevitabilità”.

In un’email il consigliere di amministrazione Fabio Marazzi scrive: “Le perplessità sulla vicenda sono tante e ritengo che una maggiore chiarezza potrebbe concorrere quanto meno ad attenuarle”. Massimiliano Nova, presidente del collegio sindacale, invia una nota di due pagine per elencare tutti i suoi dubbi. Anche il magistrato della Corte dei conti incaricato di controllare la gestione finanziaria della società, Maria Teresa Docimo, ha diverse perplessità, ma “ritiene – si legge nel verbale del cda – che sia prioritario e urgente che la società assicuri la prosecuzione dei lavori”. Tradotto: gli extra costi vanno riconosciuti perché il cantiere non può essere bloccato. La corsa a ostacoli verso l’Expo non può accumulare altri ritardi.

Imprevisti prevedibili: la bonifica dei terreni naturali e le terre di riporto
Nella documentazione recuperata da ilfattoquotidiano.it, grazie anche al contributo del centro sociale Sos Fornace di Rho, uno dei membri del comitato No Expo, ci sono aspetti poco chiari. Nel bando di gara, pubblicato nell’agosto del 2011, non c’è traccia dei lavori di bonifica. E infatti tali lavori, uniti al conferimento in discarica delle terre di riporto, ovvero degli strati più superficiali, saltano fuori più di un anno dopo come extra costi. Eppure nelle riunioni della procedura assistita di Via (valutazione di impatto ambientale) che si sono tenute a giugno e luglio 2011, prima della pubblicazione del bando ad agosto 2011, circolavano già i dati sulla contaminazione dei terreni ed era già stato espresso l’orientamento di considerare come rifiuti tutte le terre di riporto e, anziché bonificarle in sito, portarle in discarica. Tale scelta, sebbene fosse più cara di 3-6 milioni di euro, consentiva di accorciare i tempi del cantiere.

Sotto alle terre di riporto ci sono i terreni naturali. Anche questi presentano delle contaminazioni e i carotaggi del suolo eseguiti da settembre 2010 ad agosto 2011 avevano già mostrato in alcuni punti la presenza di idrocarburi pesanti. Il bando di gara di agosto però non ha messo in preventivo nessuna bonifica nemmeno sui terreni naturali. Il successivo piano di caratterizzazione individua ben 11 comparti da bonificare e per quattro di questi ora la Cmc ha già chiesto più di 3 milioni di extra costi.

Decontaminazione dei terreni, pagano i vecchi proprietari? No, i cittadini
Per ripulire le aree, insomma, si spendono almeno 17 milioni dei 30 che non erano stati messi in conto: 14 per portare via terre e rocce e 3 per bonifiche in sito. Tutto denaro che con ogni probabilità peserà sulle casse pubbliche. Perché Expo 2015 dovrà accollarsi gran parte degli extra costi, senza potersi rivalere sui vecchi proprietari dei terreni, Fondazione Fiera Milano e la famiglia Cabassi, che li hanno ceduti facendo un super affare da 151 milioni di euro. E anche qui non è tutto chiaro. Nuovi interrogativi vengono fuori se si legge l’accordo quadro tra Expo 2015 ed Arexpo, la società partecipata da comune di Milano, Regione Lombardia e Fondazione Fiera che ha acquistato i terreni per poi consentire ad Expo di costruire i padiglioni espositivi e organizzare l’evento.

Nell’accordo si scrive che le spese causate da “eventi inquinanti” verranno fatte ricadere sui precedenti proprietari dei terreni. Ma poi si pone un limite di 6 milioni alla somma che Expo 2015 potrà chiedere indietro. Il limite massimo deriva da una stima che non prende in considerazione i terreni di riporto, sebbene questi siano inquinati. Così Expo 2015, in virtù dell’accordo quadro, non potrà recuperare dagli ex proprietari dei terreni i 14 milioni extra causati dal loro conferimento in discarica.

Gran parte del prezzo per ripulire l’area dalle contaminazioni ricadrà quindi sui cittadini. Un’altra incoerenza. Quando a luglio 2011 i consigli comunali di Milano e di Rho hanno dato il via libera all’operazione Expo, hanno infatti approvano due distinti documenti per impegnare i rispettivi sindaci a mettere i costi di bonifica in carico ai responsabili dell’inquinamento o ai proprietari precedenti dei terreni. Senza nessun tetto. Perché l’accordo tra Expo 2015 ed Arexpo ha invece previsto un limite? “E’ del tutto evidente – commenta il presidente del consiglio comunale di Milano Basilio Rizzo – che quando abbiamo votato quella mozione sui costi di bonifica, intendevamo comprendere tutte le attività necessarie a ripulire l’area dagli inquinanti”.

Una vicenda da chiarire
Extra costi vicini allo sconto offerto nella gara d’appalto. Lavori di bonifica imprevisti, anche se da tempo circolavano i dati sulle terre contaminate. Pareri contrastanti nel consiglio di amministrazione. Un accordo tra Expo ed Arexpo che si limita a considerare 6 milioni di euro per le bonifiche, quando tra terre da bonificare e da asportare dal sito se ne spendono 17. Tutti aspetti che ilfattoquotidiano.it ieri ha cercato di chiarire con l’amministratore delegato di Expo 2015, Giuseppe Sala. Che però non ha voluto rispondere al telefono per affrontare la questione. Un no comment che arriva proprio nel giorno in cui il governo, nel suo ultimo consiglio dei ministri prima di passare le consegne a quello nuovo, ha approvato in tutta fretta una legge speciale per istituire un commissario unico con super poteri. Come quello di accorciare i tempi della gare o di sostituirle con appalti assegnati direttamente attraverso procedure negoziate. Il tutto alla faccia di controlli e trasparenza.     

twitter: @gigi_gno

Per questo articolo si ringrazia: Il Fatto Quotidiano » Expo 2015 e vi invitiamo a continuare la lettura su: Expo, 30 milioni di extra costi e bonifiche impreviste. Ecco le incoerenze del cda

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