Made in Italy

Cosa resterà del nostro Made in Italy?

Continua a perdere pezzi, il made in Italy: è infatti notizia delle ultime settimane che Indesit, di proprietà della famiglia Merloni e uno dei fiori all’occhiello dell’industria marchigiana, è diventata l’ennesima acquisizione dell’americana Whirlpool.

Che le grandi holding straniere facciano shopping lungo lo stivale non è una novità, ma negli ultimi sono oltre 400 le aziende che sono volate, per così dire, oltre confine, mettendo spesso a rischio lo stesso mantenimento dei poli produttivi sul suolo nazionale: purtroppo infatti spesso la prima tentazione dei nuovi padroni è quella di cercare un mercato del lavoro più economico e soprattutto meno problematico.

È però interessante notare la forza di vendita che hanno i nostri marchi, nonostante la crisi: le famiglie italiane hanno tagliato senza pietà (e senza possibilità di fare diversamente) tante spese, eppure l’acquisto degli apparecchi domestici non ha subito flessioni di sorta e anzi, la vendita di elettrodomestici online o direttamente nelle grandi catene di distribuzione, ha visto un sell-out positivo (parliamo in genere di un +5%) nei primi 6 mesi del 2014. C’è da dire che il mercato interno può essere considerato leggermente “drogato” dalla presenza di incentivazioni legate alle ristrutturazioni edilizie. Ma cambiamenti importanti derivano anche da una serie di evoluzioni della produzione, che portano ad una maggiore consapevolezza dell’acquirente: infatti prendono sempre più piede le pompe di calore grazie da una parte al desiderio di pesare sempre meno sull’ambiente e dall’altra (per una volta) alla lungimiranza del legislatore italiano che con la nuova tariffa D1 rende meno pesante economicamente il mantenimento di questi strumenti.

All’estero il Made in Italy nel campo degli elettrodomestici resta una certezza, una sicurezza per quanti decidono di acquistare un prodotto che brilla per innovazione, perfezione della realizzazione e lifestyle. E’ quindi naturale che questi piccoli gioielli facciano sempre più gola agli acquirenti stranieri, americani o asiatici che siano. Il nostro paese resta in attesa di un inversione di marcia, di un’azienda italiana in grado di crescere a tal punto, da avere il potere e la forza di poter restare tricolore, senza essere fagocitata nel calderone di una qualsiasi multinazionale con molti soldi ma poca anima.